Le frequentazioni preromane
Il versante adriatico del Monte San Bartolo è frequentato dall'uomo dalla preistoria. Alla foce dei torrenti che incidono la falesia e nei depositi alluvionali costieri non era infrequente, fino al secolo scorso, il rinvenimento di manufatti in selce e frammenti di ceramica trasportati dal mare. Il clima mite del versante esposto a est, le colline coltivabili e la presenza di acqua dolce alla sorgente Mida resero la zona un'area di insediamento stabile fin dall'età del bronzo.
Lo scalo greco
A partire dal VI secolo a.C. il litorale del San Bartolo entra a far parte della rotta commerciale che collegava il mondo greco ai grandi empori dell'alto Adriatico, in particolare Spina, sul delta del Po, e Adria, nell'entroterra veneto. La rotta, descritta dalle fonti antiche e ricostruita dagli studi archeologici, prevedeva sulla costa italiana una serie di scali di cabotaggio: Numana, Ancona, l'attuale Santa Marina di Focara, la foce della Marecchia, Spina, Adria. L'approdo di Santa Marina di Focara, immediatamente a sud di Vallugola, corrisponde a uno di questi scali.
I ritrovamenti archeologici nelle acque antistanti la baia comprendono vasi attici a figure nere e a figure rosse databili al V secolo a.C., terrecotte, frammenti di anfore. Si tratta di materiale prodotto in Grecia e diffuso in Adriatico attraverso il commercio con il mondo etrusco padano, di cui Spina costituiva il terminale.
A sostegno di una frequentazione greca stabile, le fonti riferiscono dell'esistenza, sulla collina sovrastante la baia, di un'epigrafe relativa a un tempio dedicato a Giove Sereno. L'epiteto traduce il greco Zeus Ourios, divinità invocata dai naviganti foceesi per ottenere venti favorevoli. Il riferimento a una protezione cultuale dei naviganti, e l'inquadramento del culto nel pantheon di matrice ellenica, sono coerenti con la natura di scalo della baia.
Il porto romano e la Via Flaminia
La fondazione di Pisaurum, l'attuale Pesaro, come colonia romana nel 184 a.C., e la successiva apertura della Via Flaminia consolidano il ruolo strategico del litorale. La Flaminia, che da Roma raggiungeva l'Adriatico attraverso l'Appennino centrale, transitava in posizione arretrata rispetto alla costa, ma alimentava una rete di approdi secondari che servivano per lo scambio di merci tra il mare e l'entroterra.
Vallugola si inserisce in questo sistema come scalo di servizio: i fondali profondi e la protezione naturale offerta dalla falesia ne facevano un riparo affidabile, soprattutto rispetto al porto di Pesaro, periodicamente interrato dai depositi del fiume Foglia. Dall'epoca romana provengono numerosi materiali rinvenuti nelle acque della baia, tra cui anfore, frammenti di mosaico, terrecotte e laterizi, oggi in parte conservati nelle collezioni del Museo della Regina di Cattolica e in raccolte locali.
Tra le testimonianze più rilevanti, il rinvenimento di un dolium romano, contenitore in terracotta dell'altezza di quasi due metri, recuperato sulla costa nei primi decenni del Seicento e trasferito al castello di Montelabbate. Il reperto, oggi esposto nei giardini del municipio di Montelabbate, costituisce una delle prove materiali dell'attività commerciale dello scalo: i dolia venivano utilizzati per il trasporto di grandi quantità di liquidi, in particolare vino, nelle stive delle navi.
L'alto medioevo e il commercio bizantino
Dopo le invasioni di età tardoantica, il litorale rientra nella sfera di influenza bizantina e l'attività portuale riprende nell'ambito dei traffici tra l'Esarcato di Ravenna e la costa dalmata. Le fonti documentano lo scalo del San Bartolo come parte di una rete minore ma attiva, alimentata dalla domanda di grano, vino e merci di transito. Il territorio circostante, organizzato in piccoli insediamenti castrali sul crinale, dipendeva nel temporale dall'Arcivescovado di Ravenna.
Nel basso medioevo, i castelli del promontorio di Focara, oggi corrispondenti a Fiorenzuola di Focara, Casteldimezzo, Granarola e Gabicce Monte, divennero territorio conteso tra Rimini, Pesaro e lo Stato della Chiesa. Il porto di Vallugola, come naturale sbocco marittimo del crinale, fu coinvolto in queste contese. La definitiva attribuzione a Pesaro avvenne nel 1355, sotto la signoria malatestiana.
Il 16 agosto 1271, in conseguenza delle pressioni di Pesaro sui castelli del crinale, gli abitanti di Fiorenzuola, Casteldimezzo, Granarola e Gabicce ottennero dal Comune di Rimini la concessione di un'area in cui costruire una terra fortificata, denominata Cattolica. L'evento, documentato da un atto del 1271 conservato nell'Archivio Arcivescovile di Ravenna, è la data di fondazione della città di Cattolica. La nascita del nuovo centro fortificato modificò il sistema di approdi della zona: l'attività portuale iniziò a spostarsi verso la foce del Tavollo, dove era più facile la difesa.
Il declino seicentesco
Il punto di svolta nella storia di Vallugola è la realizzazione del nuovo porto canale di Pesaro. Nel 1612 una piena del Foglia rese inagibile il vecchio porto fluviale della città; tra il 1613 e il 1614 il duca Francesco Maria II Della Rovere, ultimo signore di Urbino e Pesaro, fece deviare il corso del fiume e realizzare, su progetto di Niccolò Sabbattini, un porto canale di concezione moderna, in grado di accogliere imbarcazioni di maggiore pescaggio.
L'opera ridisegnò la geografia degli scali della costa marchigiana settentrionale. Pesaro divenne il porto di riferimento del ducato e, conseguentemente, gli scali minori come Vallugola persero progressivamente la loro funzione commerciale. La baia continuò a essere frequentata dai pescatori locali, ma fu marginalizzata rispetto ai traffici di lungo raggio. Alla morte di Francesco Maria II nel 1631 il ducato di Pesaro e Urbino fu devoluto alla Chiesa, e la baia entrò a far parte dello Stato Pontificio fino all'Unità d'Italia.
L'età contemporanea
Per oltre tre secoli Vallugola rimase un piccolo approdo di pesca, frequentato dagli abitanti dei borghi del crinale e privo di attività commerciale di rilievo. La marginalità geografica, che in altre circostanze sarebbe stata uno svantaggio, ha contribuito alla conservazione del paesaggio: la baia non ha conosciuto né lo sviluppo industriale né l'urbanizzazione balneare che hanno trasformato altri tratti della costa adriatica nel XX secolo.
A partire dagli anni Settanta del Novecento la baia ha visto la realizzazione di un porto turistico, di alcune strutture ricettive e di un campeggio, in coincidenza con la nascita del turismo balneare nella vicina Gabicce Mare. Nel 1994 la Regione Marche ha istituito il Parco Naturale Regionale del Monte San Bartolo, che include l'intera baia e ne disciplina gli interventi edilizi e ambientali. L'istituzione del parco ha segnato l'inizio di una fase di tutela attiva del paesaggio, oggi consolidata dall'adesione del parco alla Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree Protette.
Le testimonianze materiali
I materiali archeologici rinvenuti nelle acque e sulla costa di Vallugola sono distribuiti tra più sedi:
- Museo della Regina, Cattolica. Conserva reperti rinvenuti nel tratto di mare tra Cattolica e il San Bartolo, tra cui anfore di età romana, ceramiche e materiali da carico navale.
- Museo Paleontologico Luigi Sorbini, Fiorenzuola di Focara. Custodisce i fossili messiniani della falesia, in particolare ittioliti e filliti databili tra 10 e 6 milioni di anni fa.
- Municipio di Montelabbate. Espone, nei giardini antistanti la sede comunale, il dolium romano rinvenuto sulla costa di Vallugola nel 1610 e oggetto di un restauro nel primo decennio del Duemila.
I rinvenimenti occasionali continuano a riemergere periodicamente, soprattutto dopo le mareggiate invernali e durante le immersioni nelle acque della baia. Restano materia di interesse archeologico e contribuiscono alla letteratura, ancora in formazione, sulla storia dei porti minori del San Bartolo.