La Storia di Vallugola

racconti e leggende sulle origini di Vallugola

Le origini di Vallugola si intrecciano tra storia e leggenda, creando ancora più suggestione e fascino per questo luogo dall’incantevole bellezza naturalistica.

Nel 1600, Raffaele Adimari, storico riminese, riferisce che un pescatore, immergendosi in mare, avrebbe ritrovato resti di laterizi appartenenti alla fantastica città sommersa di Valbruna.

Come un’Atlantide dell’Adriatico, questa città sommersa riaffiora di tanto in tanto nelle ricerche durante le immersioni subacquee e nei ritrovamenti casuali delle reti dei pescatori. Si tratta di resti di città, colonne, capitelli, mattoni, mura e altre pietre che nutrono la leggenda di questa cittadina perduta.

Chissà, forse si tratta solamente di stratificazioni marine e depositi che hanno preso forme che solleticano la fantasia della gente di mare…oppure no. Secondo la leggenda che si tramanda nella tradizione orale, questa città scomparsa avrebbe origini greche, un nome imprecisato e una collocazione che si potrebbe individuare proprio nella baia di Vallugola. La città sarebbe stata sommersa centinaia di anni fa in seguito a una calamità naturale facendo perdere la sua memoria storia.

Eppure i suoi reperti continuano ad affiorare nei fondali poco profondi di Vallugola, facendo continuare la sua leggenda e la curiosità di chi si immerge ancora alla ricerca delle sue tracce.

Di sicuro il panorama è complice delle suggestioni: dal promontorio di Gabicce Monte la vista gioca un singolare “fenomeno ottico” grazie al quale si avrebbe l’impressione di scorgere delle colline all’orizzonte, nell’area di Vallugola, che in realtà non esistono.

Questa zona è stata anche oggetto di apparizioni miracolose. La leggenda narra infatti che la Madonna apparve a un manipolo di pescatori che lottavano contro i flutti del mare in tempesta che già aveva inghiottito molti di loro. Invocandola, questa apparve loro sorridente e seduta sopra un relitto e la furia del mare si placò. Per questo motivo i pescatori chiamarono la vicina cittadina di Cattolicacon tale nome e lo stemma cittadino raffigurerebbe proprio la Madonna che li salvò. Molti reperti archeologici (tra cui numerose anfore, ciottoli, terrecotte, frammenti di mosaici) rinvenuti si trovano nel Museo Archeologico di Cattolica e risalgono per lo più all’epoca romana del I- II sec. a.C. fino al IV sec. d. C.

Dove poteva trovarsi comunque esattamente la città sommersa rimane un mistero: circa a due km dalla costa, ma in quale punto? E perché è scomparsa? Forse movimenti tettonici costieri che hanno causato lo sprofondamento, un grande cataclisma, delle scosse telluriche, una frana della montagna… il mistero della città sommersa continua e qualcuno ancora oggi, nelle giornate limpide e terse, di mare in bonaccia, giura di scorgere nel fondale colonnati, strade, ruderi di templi di una antica città!

I ritrovamenti intorno al porto di Vallugola, nei pressi di Santa Marina di Focaia, riguardano vasi attici del V sec. a.C. e questo significa che nel piccolo porticciolo approdavano navi elleniche che risalivano il mare Adriatico fino a giungere a Adira e Spina. A conferma che la zona era già nota al tempo dell’antica Grecia anche un’epigrafe che racconta dell’esistenza di un Tempio dedicato a Giove Sereno, a protezione dei naviganti sopra una collina di Vallugola: i naviganti si facevano guidare nelle acque dalla grande fiamma che fendeva anche le tenebre fitte della notte.

Seguirono le invasioni barbariche e la successiva liberazione ad opera dei Bizantini che diedero nuovo impulso ai commerci anche con la Dalmazia. Testimonianze del porto sulle coste del San Bartolo si hanno anche durante il Medioevo. Sicuramente era una zona fittamente abitata per la mitezza del clima, colline a ridosso del mare soleggiate e protetta dai venti. La vicinanza dell’antica strada consolare romana, la via Flaminia consentiva un rapido commercio delle merci che giungevano in porto ed era sempre garantita una scorta di acqua portabile reperibile dall’antica fonte Mida. Le sorti del porto di Vallugola subirono un brusco cambiamento in seguito alla decisione di Francesco Maria II della Rovere di spostare il letto naturale del fiume Foglia (che trasportava detriti e sabbia rendendo spesso impraticabile il porto di Pesaro) per consentire la realizzazionea Pesaro un moderno porto dove anche le grandi navi adatte alla pesca in acque più profonde potevano attraccare. Questo segnò l’inesorabile declino del porto di Vallugola dal punto di vista commerciale.